L’esplosione di Beirut è un business per tutti

Medio Oriente. Un anno dopo gli speculatori gentrificano, la politica si auto-assolve e gli Stati esteri utilizzano gli aiuti per controllare il Libano. Chi può se ne va all’estero, la più grande diaspora dai tempi della guerra civile. Processo in stallo, i familiari delle vittime protestano ogni mese davanti al tribunale

Gli orologi fermi alle 18.08 trovati tra le macerie di Beirut nei giorni dopo l’esplosione al porto sono il simbolo di un blocco emotivo e psicologico che chi ha vissuto quella catastrofe difficilmente riuscirà a superare. Ma sono pure il simbolo di un altro e forse ancora più grave blocco: quella della giustizia, perché a oggi nessun passo in avanti è stato fatto per dare dei nomi e dei volti a chi ne ha le responsabilità materiali e morali. È MARTEDÌ 4 AGOSTO 2020. Si avverte una prima esplosione, dopo pochi istanti una seconda e poi un’onda d’urto spaventosa con…

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